Nadia Savino, classe 1982, è un’imprenditrice agricola e dirige a Calvi l’azienda BioLu dove coltiva, trasforma e commercializza grani antichi. Ama definirsi una contadina.
Nel 2022 Edagricole le ha attribuito una menzione speciale per il suo impegno pioneristico nella tracciabilità delle filiere agroalimentari. Nel 2024 ha ricevuto il Premio Produzioni Agricole Alternative nella categoria “Sostenibilità” dell’EIMA International.
Dopo la laurea in economia alla Luis e un double degree conseguito in America, Nadia ha deciso di rientrare nel suo paese d’origine in Irpinia, sull’Appia antica, per convertire l’azienda di famiglia all’agricoltura ecosostenibile grazie ai fondi di una start up competition.
Qui è riuscita a immaginare e sperimentare con successo un modello innovativo che mira a conciliare la salvaguardia dell’ambiente con la promozione di un’agricoltura resiliente e responsabile, adotta pratiche agricole rigenerative puntando sulla biodiversità e sulla trasparenza e ha integrato il sistema di tracciabilità tramite blockchain, per garantire ai consumatori la trasparenza sull’origine dei suoi prodotti. Si dedica inoltre alla salvaguardia della biodiversità, applicando le tecnologie digitali all’archiviazione delle sementi in via di estinzione, soprattutto di alberi di frutta e ortaggi.
Ci racconta che la sua azienda è nata come debito di riconoscenza verso la sua famiglia, e soprattutto pensando a quale alimentazione avrebbe dato a sua figlia Lucia, la bambina che portava in grembo proprio quando ha deciso di tornare.
Il suo cereale d’elezione è il grano perché è il simbolo per eccellenza del cibo e della sua terra e lo ha scelto per una questione affettiva legata ai ricordi della sua bisnonna, che le raccontava di quando si andava a spigolare, e di suo padre che da bambino preparava le “gregne” per la Festa del Carro di Fontanarosa.
Benché la cerialicoltura con grani tradizionali abbia rese minime e costi elevati, Nadia ci spiega che può essere vantaggiosa per gli imprenditori che riescano a chiudere la filiera, ovvero a partire dal seme per arrivare al prodotto finito, perché questo processo consente di recuperare margini di guadagno lungo tutte le trasformazioni. Immagina l’agricoltura come un prisma che inizia con la coltivazione ma dal quale partono tanti fasci di luce colorati che possono creare reddito.
I suoi prodotti sono distribuiti in tutta Europa grazie a CrowdFarming, un collettore che consente di risparmiare lo spread, un mercato diretto che arriva direttamente dal produttore al consumatore viaggiando su una piattaforma digitale.
Se da una parte, nella sua azienda il lavoro si smaterializza attraverso il digitale, dall’altra si conservano pratiche molto tradizionali e la molitura si fa ancora a pietra, così si riscoprono tecniche, odori e sapori che sembravano essere perduti.
Ricorda la cucina della nonna che le dà serenità, le #coccetelle#, fatte con acqua e farina e l’immagine di lei che le butta nell’acqua mentre le prepara, con il sugo semplice, la ricotta salata o piatti della tradizione irpina, come #accio e baccalà# (sedano e baccalà) che si prepara sulla brace con l’affumicatura alla Vigilia di Natale.
Intervista di: Helga Sanità
Riprese di: Danilo Pavone
Montaggio di: Danilo Pavone
Scheda di: Helga Sanità
Sottotitoli ita/eng di:
Traduzioni: Helga Sanità
MedEatResearch – Centro di Ricerche Sociali sulla Dieta Mediterranea dell’Università di Napoli Suor Orsola Benincasa, diretto da Marino Niola ed Elisabetta Moro
Realizzata il: 27/02/2025

