Piero Pedrini, imprenditore e designer di utensili da cucina originario di Brescia, è il creatore del Servispaghetti Lillo, uno degli oggetti-simbolo della cultura materiale legata alla pasta nella seconda metà del Novecento. Realizzato tra il 1975 e il 1976 in una plastica ad alta resistenza termica sviluppata originariamente per la NASA e capace di resistere fino a 200°C, il Lillo nasce dall’esigenza pratica di trovare un’alternativa alla forchetta per raccogliere e servire gli spaghetti, assumendo nel tempo la forma di un piccolo oggetto ovoidale con dentini – funzionale non soltanto per la pasta, ma anche per olive, uova sode e quant’altro. Il nome stesso, scelto per la sua memorabilità fonetica immediata, diventa marchio di un’intera linea di utensili da cucina – “cose per tutti i giorni” – che comprende pelapatate, cavatappi, spremiaglio autopulente, mestoli e molto altro, tutti pensati per la massa e distribuiti nei supermercati a prezzi accessibili.
La narrazione di Pedrini intreccia storia industriale e storia del gusto, rivelando le tensioni culturali che ogni innovazione materiale porta con sé: i napoletani, depositari di una tradizione gestuale e identitaria nel mangiare gli spaghetti con la forchetta, accolsero inizialmente Lillo con diffidenza – “serve per grattare i cani”, gli fu detto dal più educato tra i suoi critici partenopei. Sarà soltanto un packaging fotografico capace di moltiplicare visivamente gli usi dell’oggetto, e poi l’esplosione televisiva della pubblicità su Mediaset (1984-85), a convincere anche i più scettici. La testimonianza si arricchisce di riflessioni comparative sul rapporto tra culture e utensili su scala globale: gli americani videro inizialmente nel colore e nello stile dell’utensile italiano qualcosa di spiazzante e superfluo, i popoli del Nord Europa inorrdivano davanti a un cavatappi rosa, i francesi restavano fedeli ai propri strumenti “d’argento”. Il racconto di Pedrini, che ha fondato una filiale negli Stati Uniti e distribuito i propri prodotti in tutto il mondo, si configura così come una finestra preziosa sulla circolazione globale degli oggetti e sulla negoziazione tra identità locali e mercati internazionali. Un filo paradossale percorre l’intera intervista: l’inventore di oggetti per cucinare confessa di non essere un buongustaio, di non ricordare cosa ha mangiato a mezzogiorno, eppure ha trasformato il modo in cui milioni di persone nel mondo si accostano alla pasta. Accanto a lui, la compagna Marisa Laurito, attrice napoletana che ancora oggi usa la forchetta per impiattare e il coltello per pelare le patate, ma che ha imparato a fare la polenta bresciana, rappresenta la sintesi vivente di due culture alimentari che si incontrano nella vita quotidiana. Il Servispaghetti Lillo non è soltanto uno strumento per la tavola mediterranea: è un oggetto-testimone che porta con sé storie di migrazioni, resistenze culturali, innovazioni tecnologiche e innamoramenti – tra un industriale del Nord e la città di Napoli, tra la tradizione gestuale del Mezzogiorno e il futuro del mangiare italiano nel mondo.
Intervista di: Elisabetta Moro
Riprese di: Elisabetta Moro
Montaggio di: Mariangela Bianco
Scheda di: Mariangela Bianco
Sottotitoli ita/eng di: Mariangela Bianco
Traduzioni: Mariangela Bianco
MedEatResearch – Centro di Ricerche Sociali sulla Dieta Mediterranea dell’Università di Napoli Suor Orsola Benincasa, diretto da Marino Niola ed Elisabetta Moro
Realizzata il: 31/12/2025

