Marisa Laurito, attrice, cantante e direttrice del Teatro Trianon Viviani di Napoli al momento dell’intervista (31 dicembre 2025), è una delle voci più appassionate della cultura napoletana contemporanea. Nell’intervista il cibo emerge come linguaggio relazionale, pratica di cura e dispositivo di trasmissione culturale. Il filo conduttore è una frase che Laurito pronuncia con convinzione: “la cucina non può mentire” – richiamando il romanzo di Laura Esquivel “Dolce come il cioccolato” – perché nel cibo passa l’energia di chi lo prepara, il suo amore o la sua indifferenza, la sua gioia o la sua sofferenza.
Cresciuta in una famiglia napoletana di non agiate condizioni economiche, Marisa Laurito ricorda una tavola quotidiana fatta di paste e legumi, paste e verdure e pesce azzurro: inconsapevolmente, una dieta mediterranea ante litteram, quella che Ancel Keys avrebbe “scoperto” e consegnato al mondo scientifico tra gli anni Cinquanta e Sessanta. La cucina dell’infanzia è anche cucina al femminile: le donne della famiglia si ritrovavano intorno ai fornelli, si raccontavano storie d’amore e dolori, preparavano quaranta pastiere a Pasqua da regalare e ricevevano altrettante pastiere, discutendo all’infinito sulla bontà di quella di zia Antonietta contro quella di zia Gilda.
A tredici anni, punita dalla nonna per aver gettato del pane, fu mandata per quindici giorni in un campo con dei contadini: un’iniziazione pratica alla cultura del non-spreco che ne ha segnato irreversibilmente il rapporto con il cibo. Da quella pedagogia della scarsità è nata una cucina della creatività: i torsoli dei broccoli diventano vellutate o condimenti per la pasta, gli scarti del cavolfiore condiscono spaghetti, quelli dei friarielli le orecchiette. Il suo libro “Avanzi Tutta” sistematizza questa filosofia: una ricetta classica seguita da tre o quattro ricicli possibili degli avanzi. La testimonianza offre preziosi spunti sul rapporto tra identità e cibo. Marisa Laurito difende con fervore la cucina napoletana e italiana rispetto a quella francese – “che mischia tutto con salse e salsette” – celebra la recentissima iscrizione della cucina italiana a patrimonio UNESCO e riflette sulle cucine del Mediterraneo come universo condiviso di profumi e materie prime: dalla pasta alla pita greca, dal couscous ai profumi della macchia mediterranea. Il progetto a cui sta lavorando sulle cucine del Sud si configura come un attraversamento etnografico del Mediterraneo per profumi, ingredienti e gesti culinari. Chiude l’intervista una riflessione quasi farmacologica sui cibi della felicità: la pasta la sera, il tonno ricco di serotonina, gli agrumi, il basilico. Il cibo, per lei, non è mai solo nutrimento: è cultura millenaria tramandata, è il tempo regalato a chi si ama, è il centro vivo della casa intorno a cui le generazioni si incontrano e si raccontano.
Intervista di: Elisabetta Moro
Riprese di: Elisabetta Moro
Montaggio di: Mariangela Bianco
Scheda di: Mariangela Bianco
Sottotitoli ita/eng di: Mariangela Bianco
Traduzioni: Mariangela Bianco
MedEatResearch – Centro di Ricerche Sociali sulla Dieta Mediterranea dell’Università di Napoli Suor Orsola Benincasa, diretto da Marino Niola ed Elisabetta Moro
Realizzata il: 31/12/2025

